Visita alle Cave di Marmo di Carrara Da Castelnuovo Magra, scendendo sull'Aurelia e svoltando a sinistra si può proseguire verso Carrara, dedicando una visita alla città capitale del marmo e alle suggestive cave, che offrono scenari veramente unici.
Uno studio del professor Enrico Dolci, direttore del Museo del Marmo di Carrara, ci fa conoscere che lo sfruttamento in grande delle antiche cave romane avvenne circa un secolo dopo la fondazione di Luni, verso la prime metà del I secolo a. C., quando cominciò ad aumentare la richiesta di marmo per l'edilizia, sia da parte della città di Roma, sia di altre località d'Italia. Nel 1812 nei pressi del paese di Bedizzano fu rinvenuta una lastra marmorea (I sec. d C.) con un importante iscrizione del vilicus Hilario. Su di essa sono incisi nomi dei consoli dell'anno 22, un elenco di nomi di schiavi che, tra l'anno 16 e il 22, avevano costituito un collegio di tecnici di cava ed i nomi di un magister e di quattro decuriones che dirigevano questa associazione. Ogni cava era organizzata in modo da procedere nel taglio del marmo in parete, procedendo dall'alto verso il basso. Il taglio (caesura) avveniva mediante l'uso di scalpello e mazzuolo, a volte col piccone a due punte. Alle spalle del blocco da abbattere si praticava una profonda e stretta trincea che, in genere, tendeva a raggiungere qualche fenditura naturale del monte. Poi, mediante l'uso di leve e cunei di ferro e lignei, si favoriva il distacco del blocco dalla parete. Una procedura, assai curiosa, era quella di mettervi dei cunei di legno di castagno e poi inzupparli d'acqua; il legno si ingrossava e così provocava il distacco del blocco di marmo. Il materiale, opportunamente riquadrato in cava, veniva poi fatto scivolare lungo il pendio del monte fino al pinto di carico, tramite il sistema della lizza: una slitta lignea che scorreva lentamente su rulli di legno e trattenuta da grossi canapi ancorati lungo il pendio. Caricato su carri a quattro ruote trainati da buoi, il marmo raggiungeva le banchine del porto di Luni. Qui veniva caricato su navi onerarie e inpoco tempo approdava alla foce del Tevere e di là ad Ostia o direttamente a Roma. Il marmo veniva portato anche verso occidente, sempre via mare, soprattutto in Provenza e nella Gallia Meridionale. L'attività di estrazione subì un rallentamento durante l'alto Medio Evo per poi riprendere di gran lena dopo l'anno Mille. Nella prima metà del XVI secolo Michelangelo verrà più volte a Carrara per scegliere la pietra per i suoi capolavori. Sono ormai secoli che il marmo di Carrara si è affermato come pregiata pietra da costruzione sia per le sue varietà di bianco, sia per le varietà colorate (bardiglio, paonazzo, fior di pesco, cipollino, arabescato, ecc.). Per una visita alle cave, dall'uscita di Carrara ci si dirige verso Campocecina da dove si potrà averne un'ampia veduta e seguire le fasi di trasporto del marmo a valle. Prima di ridiscendere verso Carrara non si dimentichi di fare una puntatina a Colonnata, patria del famoso lardo. Altre mete interessanti dell' escursione verso le cave sono le zone di Fantiscritti, Pian della Fioba e Isolasanta, nel territorio del comune di Massa. |


